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LA PAROLA
DEL MESE

NELLA MISURA IN CUI PARTECIPATE ALLE SOFFERENZE DI CRISTO, RALLEGRATEVI PERCHÉ ANCHE NELLA RIVELAZIONE DELLA SUA GLORIA, POSSIATE RALLEGRARVI ED ESULTARE”

(1PT 4, 13).

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Voce dal cuore

 

 

Voglia di crescere

A volte ci viene la domanda: “Ma i nostri giovani hanno ancora voglia di crescere?”.
Notiamo infatti che la maggior parte di loro vogliono “tutto e subito”, scansano la fatica, il sacrificio, optano con disinvoltura per il più facile… giustificano la loro pigrizia come un diritto... e poi inevitabilmente si ritrovano ad affrontare la vita con incertezza ed addirittura paura... Perché?

La nostra adolescenza e giovinezza non sono state così. Noi sentivamo nel cuore il senso della “conquista”, la gioia di raggiungere degli obiettivi, dei traguardi, la gioia di fare i nostri piccoli, grandi passi.
Ma perché oggi tanti giovani sono così rinunciatari? Non sono più giovani, sono già vecchi! Noi li abbiamo cresciuti così! Noi abbiamo dato loro “tutto e troppo”, “tutto subito”. Noi non abbiamo più insegnato loro a meritarsi le cose, a guadagnarsi il pane, a conquistarsi ciò che a loro piace. Li abbiamo abituati ad avere le cose senza sacrificio... a buon mercato; li abbiamo abituati a non sporcarsi le mani, creandogli la convinzione che tanto le cose arrivano sempre e comunque... basta un po’ di broncio, oppure un po’ di insistenza o un po’ di prepotenza... E questo in loro è diventato un costante atteggiamento d’animo, un criterio d’azione, uno stile di vita.

Forse non ci siamo accorti che pian piano li abbiamo rovinati.

Lavoriamo tutto il giorno, siamo con loro solo la sera... perché rovinare quei pochi momenti che stiamo insieme con proibizioni, correzioni o richieste scomode per noi e per loro? E’ più facile anche per noi lasciar perdere, giustificando i loro egoismi con il fatto che sono piccoli, immaturi ed altre scuse di vario tipo. Ci dimentichiamo invece che comprendono, che assorbono tutto, che l’albero va raddrizzato da piccolo e non da grande... e pian piano perdiamo la partita. Poi quando arriva l’adolescenza, con l’età critica della crisi di autoaffermazione, perdiamo il controllo della situazione perchè i nostri figli, che hanno sempre vinto in precedenza non capiscono perchè poi dovrebbero dare ascolto e lasciarsi guidare in quei momenti delicati, dal momento che hanno sempre fatto quello che hanno voluto fino ad allora. La gestione del rapporto si complica, s’ingrandisce e succede il patatrak! Invece di lasciarsi guidare dai genitori o da figure significative e impegnative, continuanbo a scegliere la strada più facile, vanno dietro agli amici che li illudono e li portano non solo al disimpegno, all’inconcludenza, alla dispersione, ma sovente alla rovina, da cui poi risulta difficile risalire. Ma i prodromi, le premesse e le cause di tali conclusioni, le abbiamo messe o permesse noi... e poi ne viviamo tristemente le conseguenze.
Cosa fare? Ritornare agli antichi metodi di imposizione che molti di noi hanno vissuto, oggi inconcepibili e ormai fuori moda?
Senz’altro no. E allora che strada prendere?

Per rispondere chiaro a tale domanda proponiamo tre obiettivi:

Primo - Parlare e testimoniare la fede e i valori in cui crediamo con uno stile di vita limpido e senza compromessi. La nostra vita parla più delle nostre parole. E se qualche volta la debolezza umana vacilla è fondamentale saper riconoscere i nostri errori di fronte ai figli, riaffermando e riscegliendo con forza i valori in cui crediamo. E il nostro stile di vita che, vissuto con costanza trascina tutta la famiglia in una impostazione di vita ispirata ai valori veri, che portano frutto sia nella realizzione umana, sia nella crescita della fede.

Secondo - Fare la scelta di una fermezza educativa costante, che aiuta a discernere il bene e il male e insegna a scegliere il bene; che da’ con chiarezza il senso del limite e non solo afferma i princìpi ed i valori, ma li incarna con convinzione, senza compromessi e li fa’ incarnare in famiglia, evidenziando il male che ne consegue ogni volta che andiamo fuori strada e il bene di cui godiamo camminando nella retta via. Saper dire dei “no” per arrivare a dire dei “si”; saper insegnare a rinunciare per poi ottenere molto di più; saper far capire il frutto che consegue da ogni nostro sacrificio affrontato per amore e con amore; saper far entrare i nostri figli nella legge del seme di grano, che muore per produrre frutto.

Terzo - Scegliere il nostro atteggiamento nell’educare: non inquietudine nervosa, ma fermezza; non sproloqui, ma chiarezza; non tensione ansiosa, ma atteggiamento di dono che genera serenità anche nei momenti in cui dobbiamo chiedere, correggere, dire di no... e far capire che anche quel “no” è un dono d’amore, è un costruire la loro vita. Saper restare calmi anche quando il giovane non capisce che è per il suo bene; saper aspettare senza cedere, saper chiedere senza aver fretta di ottenere tutto e subito. E’ un equilibrio che ci viene dato dallo Spirito Santo, se ci apriamo all’Amore soprannaturale che unisce noi ai nostri figli e realizza un’unità che supera il rapporto di sangue. E’ più facile sperimentarlo che descriverlo. Insieme chiediamo a Maria la grazia di farne esperienza viva e personale!


Padre Sergio Raiteri.